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Chi parte e chi resta-la famiglia Aquaro

Giunto a Trieste dalla Puglia nei primi anni del ‘900, Vito Aquaro è proprietario di un negozio in vetrami in via dell’Istria. Sposato con Ermenegilda Bratos e padre di una bambina di 10 mesi, viene arrestato il 4 giugno 1915 ed internato a Katzenau, dove è raggiunto dalla moglie dopo qualche mese. La figlia Silvana viene affidata alla zia che ottiene, per il suo mantenimento, un sussidio dal Consolato americano di Trieste. Al ritorno dall’internamento, Aquaro trova il negozio completamente distrutto e come altri regnicoli presenta domanda di indennizzo alla Commissione dell’Intendenza di finanza per i danni subiti durante la guerra.
I documenti esposti sono esemplificativi di un’esperienza di recente immigrazione e di positivo inserimento nel tessuto cittadino: la licenza industriale, la mancanza di precedenti penali, il matrimonio e la nascita di una figlia…Il disgregamento delle famiglie provocato dalla guerra e dai provvedimenti delle autorità austriache nei confronti dei cittadini italiani è rivelato dalle schede di internamento di Aquaro e della moglie – rimpatriata in Italia nel novembre del 1916 – e dallo stato di abbandono della figlia, rimasta a Trieste e assistita dai Consolati americano e svizzero.

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