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Racconto di Maria Dezulian

Collocazione: tratto da MARIA PIAZ DE PAVARIN, Dal Pordoi a Katzenau: il racconto di una vita in Val di Fassa nel primo Novecento (a cura di Luciana Palla), Istitut Cultural Ladin, 2007, pp. 96-97

“[…] ma io diventavo proprio matta del tutto, del tutto, perché non ero capace di dormire, che eravamo in duecentosettanta dentro in questa baracca, c’erano vecchi, giovani, piccoli, grandi…di tutte le qualità! No, non era possibile assolutamente dormire. C’erano bambini che piangevano, che urlavano, c’erano di quelle che alle tre, alle quattro si alzavano su a dire il rosario, a paternostrare, ma era proprio un inferno!”
“Oh, a Katzenau, […] amicizie non ne avevamo, che da Fassa eravamo sole, ma si sa, di amicizie se ne fanno lo stesso. Ci hanno dato un letto, un pagliericcio, una coperta e basta, non abbiamo avuto altro, e da mangiare c’era il solito, si sa, non c’era altro che acqua e questo pezzo di pane, era quello che ci salvava. Noi, io e Maria, ci eravamo messe a far le lavandaie, lavavamo le camicie ai fassani, a pagamento. Ci guadagnavamo qualcosa, certo! Lavavamo, lavavamo tutti i giorni e stiravamo, dovevamo sempre pregarci dal lavandaio un mastello per il bucato. C’era un locale lì dove si andava a lavare, poi bisognava dare la mancia al lavandaio perché ci lasciasse…ci lasciasse un mastello. Così è stato per me da settembre fino a gennaio [….]”

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