Istruzione per i medici e chirurghi che devono vegliare e prestare la loro assistenza agli ammalati di Cholera Orientale
Luogo e data: Trieste, febbraio 1832
Collocazione: ASTS, Governo del Litorale in Trieste, Commissione provinciale di sanità, b. 5
Istruzione per i medici e chirurghi che devono vegliare e prestare la loro assistenza agli ammalati di Cholera Orientale
Fino alla scoperta dell’agente patogeno del colera da parte di Roberto Koch, avvenuta nel 1883, per tutto il XIX secolo le autorità politiche e mediche dibattono attorno a tre questioni principali: identificare la modalità di propagazione del morbo, capirne la natura individuando i trattamenti più efficaci, elaborare una serie di misure di protezione contro l’invasione epidemica. Due correnti di pensiero animano il dibattito sulle cause e il meccanismo d’azione: la prima, sostenuta dai medici dell’Università di Vienna e dalle autorità politiche e sanitarie, considera il colera una malattia epidemica ma non contagiosa; la seconda, facente capo all’Università di Padova, propugna la trasmissione del morbo per contatto con gli ammalati e con oggetti o indumenti infetti.
In queste Istruzioni per medici e chirurghi è comunque disposta la più severa segregazione dei sani dagli ammalati e la condotta da tenere in caso di visita a persone contagiate: in particolare, il medico che abbia visitato colerosi “prima di rientrare in case non infette, dovrà egli cambiarsi intieramente di vestito e biancheria da capo a piedi, ed anche di capello e calzatura; dovrà lavarsi intieramente con acqua ed aceto, o con acqua di cloro, e prima di servirsi degli abiti una volta svestiti, dovrà farli profumare con evaporazioni di cloro e ventilare all’aperto. In quanto alla biancheria, prima di servirsene di nuovo dovrà farla espurgare, procedendo secondo i metodi generalmente prescritti per casi consimili”.




