Un racconto di Stelio Mattioni sul Corriere dei piccoli

Il 27 dicembre 1908 esordisce in edicola il primo numero del Corriere dei Piccoli quale supplemento del Corriere della Sera. Si tratta della prima rivista settimanale italiana di fumetti ideata dalla giornalista Paola Lombroso che ne elabora il progetto editoriale già dal 1906 ispirandosi ai fumetti anglosassoni e statunitensi con l’intento di creare un giornale rivolto ai bambini. Il suo scopo è fondamentalmente pedagogico poiché l’intento è quello di acculturare i bambini attirandoli con i contenuti divertenti delle “storie illustrate a colori” com’erano definiti all’epoca i fumetti. Il progetto del giornalino, rifiutato da Il Secolo, il più venduto quotidiano del periodo, viene invece accettato da Luigi Albertini, direttore del Corriere della Sera che decide di affidarne la direzione a Silvio Spaventa Filippi e non alla Lombroso stessa. Il Corriere dei Piccoli ottiene fin dai primi numeri un certo successo che riesce a mantenere anche in seguito diventando una importante lettura di riferimento per diverse generazioni di bambini e ragazzi fino all’ultimo numero pubblicato nel 1995. Nel corso del tempo viene modificato il suo formato ed è arricchito da un maggior numero di pagine man mano che accoglie nuovi fumetti e rubriche di vario genere. Nel corso del primo dopoguerra, ormai superata la sua impostazione originaria basata su racconti accompagnati da commenti in strofe, poesie e brevi copioni teatrali inizia a pubblicare oltre alle tavole a fumetti importate dall’estero, adattate al pubblico italiano modificando il nome dei personaggi, anche testi e personaggi creati da letterati e disegnatori italiani. A partire dagli Anni Sessanta viene rinnovata la sua veste grafica e sono quasi completamente abbandonate le vignette con sottotitoli rimati per introdurre l’uso delle “nuvolette” inizialmente non adottate perché considerate diseducative. Ormai persa la sua funzione pedagogica nel Corriere si iniziano a pubblicare fumetti veri e propri creati da grandi autori italiani e stranieri valorizzando così sia la sua parte grafica sia quella letteraria avvalendosi dell’opera di scrittori importanti quali Mino Milani, Gianni Rodari, Dino Buzzati e Italo Calvino.
Anno 2077
Nel numero del 13 gennaio 1977 del Corriere dei Piccoli viene pubblicato il racconto di fantascienza “Anno 2077” di Stelio Mattioni uno dei protagonisti della cultura triestina del secondo dopoguerra. Nato nel 1921 a Trieste nella quale vive fino alla morte nel 1997, Mattioni, dopo un primo esordio poetico con la pubblicazione nel 1956 della raccolta “La città perduta”, si dedica in seguito soltanto alla narrativa diventando presto noto con il libro di racconti “Il sosia” per il quale vince il premio Settembrini-Mestre nel 1962. Con la casa editrice Adelphi pubblica una serie di romanzi tra i quali “Il re ne comanda una” (1968) e “Il richiamo di Alma” (1980) con i quali è finalista per il Premio Selezione Campiello. Protagonista attivo della vita sociale e culturale della città durante gli Anni Cinquanta gli viene affidata dal Comune di Trieste l’elaborazione di eventi di prestigio tra i quali le commemorazioni per il cinquantesimo anniversario della morte di Italo Svevo (1978) e per il centenario della nascita di Umberto Saba (1983). Collabora anche con la RAI per la quale scrive un dramma radiofonico e nel 1978 diviene presidente onorario del Circolo della Cultura e delle Arti di Trieste. Nello stesso anno si dedica più attivamente alla politica con la candidatura nella “Lista civica per Trieste per l’autonomia la salvaguardia del Carso e l’istituzione della zona franca integrale del porto” diventando così consigliere comunale. Dal febbraio del 1981 fino al 1985 assume la direzione della televisione locale Telequattro. Nonostante gli impegni pubblici continua a scrivere e pubblica alcuni romanzi e il saggio “Storia di Umberto Saba”(1989) molto apprezzato dalla critica. L’ultima opera di Mattioni “Tululù” è pubblicata postuma nel 2002 ma parecchi suoi scritti sono rimasti inediti.


