Luglio 2021 – Tutti “al bagno”!

Trieste, estate 1926. Tutti “al bagno”! Il nuovo Bagno popolare della Riviera di Barcola
Nel fondo della Prefettura. Atti generali, Serie cementi armati, b. 264 è conservato un fascicolo con la documentazione tecnica (progetto, planimetrie, capitolato speciale, preventivo di spesa, visto d’esecutorietà) riguardante la costruzione del nuovo bagno popolare di Barcola, deliberata e ultimata fra 1925 e 1926.
Nella seduta del Consiglio municipale del 27 aprile 1925 venne approvato il progetto di ampliamento di un nuovo bagno pubblico per Barcola, che potesse soddisfare la voglia di bagni di mare e di sole dei triestini, per una spesa di 90.000 Lire, da inserire nel bilancio dell’anno in corso.
Il progetto del nuovo stabilimento prevedeva un’estensione per un totale di 120 metri, a partire “dallo squeretto di Barcola verso Miramar”, con una capienza massima di 400 persone, e doveva fungere anche da deterrente all’utilizzo abituale della cosiddetta “scoiera”, dalla quale era in teoria fatto divieto di balneazione.
Presa la decisione di far partire la gara d’appalto, purtroppo si comprese che la stagione ormai avanzata non avrebbe permesso le necessarie ristrutturazioni dell’impianto esistente con le vecchie tettoie di legno, né tantomeno la costruzione ex novo dell’ampliamento previsto.
Fu deciso quindi da una deliberazione della Giunta municipale datata 13 novembre 1925 di stanziare ulteriori 165.000 Lire per la ristrutturazione delle terrazze preesistenti, da inserire nel bilancio del 1926, che andavano ad aggiungersi alle 90.000 Lire già stanziate per l’ampliamento, per una spesa totale di 255.000 Lire.
Dalla lettura della documentazione conservata, in particolare dal capitolato speciale, dal preventivo di spesa generale dell’Ufficio tecnico comunale e dalla relazione descrittiva delle opere, a cura dell’assessore ai lavori pubblici de Parente, unita a prospetti e planimetrie della nuova struttura, si può comprendere come doveva presentarsi il nuovo bagno popolare di Barcola, aperto gratuitamente a tutta la cittadinanza.
Scrive infatti l’assessore de Parente: “[…] la ricostruzione delle esistenti tettoie in un unico edificio presenta maggior comodità per il pubblico ed ha una linea estetica più armonica e decorosa. […] Tutte le parti integrali (ossature, solai, coperto, pareti, attico, parapetti, scale) sono progettati in cemento armato. Il corpo centrale accoglie i locali per i servizi generali, cioè gli ingressi, le stanzette di pronto soccorso e dei guardiani e le latrine (2 per sezione). La terrazza è accessibile mediante una scala di ferro a chiocciola. I corpi laterali che hanno uguale lunghezza per i due riparti degli uomini e delle donne, sono adibiti a spogliatoi e accolgono all’estremità dei solai del tetto le terrazze per i bagni di sole, le quali sono rese invisibili dalla strada a mezzo di alti parapetti, ed alle quali si accede dall’interno con scale in cemento armato. […] Nel preventivo di spesa sono comprese la sistemazione e la recintazione delle vasche per il bagno che avranno una larghezza di 30 m e una lunghezza di 60 metri per ciascun riparto. Nel tratto che viene prolungato saranno asportati i massi della scogliera, che stanno a ridosso della sponda. Con parte degli stessi si procederà alla costruzione alla rinfusa di una diga che ripari verso Miramar la spiaggia del bagno dall’impeto delle mareggiate. Le vasche del bagno saranno poi protette da una rete di filo di ferro zincato, assicurate su telai portati da pali di cemento armato infissi nel fondo marino. […] L’esecuzione del lavoro varrà ad integrare in un complesso armonico i lavori in corso alla Riviera di Barcola, e cioè l’alzamento della sponda, la sistemazione e la catramazione della carreggiata, nonché l’alberatura per cui l’attuale passeggiata risulterà definitivamente sistemata.”
Il fascicolo si chiude con il visto d’esecutorietà del contratto d’appalto, a firma dell’allora sindaco Giorgio Pitacco, datato 4 marzo 1926.
Sappiamo che il nuovo stabilimento, pronto per l’estate del 1926, a cui si aggiunsero presto, le prime quattro terrazze dei nuovi “topolini”, fu utilizzato in maniera continuativa fino a quando una grossa mareggiata nel 1966 non distrusse completamente la struttura, che venne successivamente dismessa e demolita nelle sue parti rimanenti.

