Documento del mese – Febbraio 2026

Questa è la prima lettera che Domenica L. inoltra nell’aprile del 1951 al comitato di Trieste della Croce Rossa per chiedere aiuti per la sua famiglia. Ai tempi della prima lettera era madre di tre figli piccoli e in attesa del quarto. Nelle varie richieste di assistenza presenti nel fascicolo si dichiara più volte apertamente “italiana e optante”, impossibilitata a partire a causa delle condizioni di povertà e della sua situazione familiare. Domenica infatti a chiusura della sua richiesta scrive: “So di essere un po’ sfacciata, ma so anche che voi ci terrete a porgere la mano benefica ad una figlia d’oltre il confine che chiede aiuto.” Dai documenti contenuti nella pratica n. 33746 sappiamo che la signora Domenica continuerà a ricevere dalla Croce Rossa di Trieste aiuti in pacchi alimentari e vestiario per i figli almeno fino al marzo del 1953, quando l’ultimo nato, di nome Giannino, aveva ormai 15 mesi. Dai documenti conservati nel fascicolo sappiamo ad esempio che il piccolo Giannino L. ricevette: “1. Completino pannolini per bambino; 2. Scatola biscotti; 3. Una trombetta in celluloide; 4. Pacco zucchero (circa 2 chili); 5. Scatola burro; 6. Scatola latte condensato; 7. Un pezzo di sapone da bucato; 8. Scatola uova in polvere; 9. Scatola riso carolina; 10. Un golfino colorato misto lana; 11. Un golfino rosso in flanella.” Dai documenti conservati non sappiamo se Domenica L. e i suoi figli siano mai riusciti a giungere “oltre il confine”.
Questi e altri documenti saranno esposti all’interno della mostra documentaria dal titolo “…porgere la mano benefica ad una figlia d’oltre il confine. Esuli, optanti e prigionieri al confine orientale nel secondo dopoguerra” raccoglie alcune delle storie di questa umanità divisa, tratte in particolare dalla serie dell’Ufficio Prigionieri, ricerche e servizi vari, attivo in seno al Comitato CRI di Trieste durante la Seconda Guerra Mondiale e per tutto il dopoguerra fino agli anni Cinquanta, per dare notizie di militari fatti prigionieri, di civili deportati o ancora di profughi fuggiti dalla Iugoslavia, quali gli esuli giuliano dalmati.
Si tratta di quasi 34.000 schede e relativi fascicoli redatti in seguito a richieste di ricerca di persone scomparse, di cui i familiari avevano perso traccia. Il Comitato CRI di Trieste, durante gli anni del Governo militare alleato a partire dal 1947 diventato Delegazione di Croce Rossa Italiana per il Territorio Libero di Trieste, dialogava con diverse istituzioni, in seno all’organizzazione internazionale della Croce Rossa, in primis con l’Ufficio del Servizio sociale internazionale della CRI di Roma, ma anche con altri comitati stranieri CRI, fra tutte la Croce rossa Iugoslava. E ancora non mancano gli scambi con il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Istria, con ambasciate, consolati, campi di prigionia, per riuscire a reperire notizie, tracce di passaggi, indizi sulle persone ricercate dai diversi congiunti. Significativi risultano in particolare i costanti contatti con l’ufficio del Governo Militare Alleato Displaced Persons Records Office e, fra la fine anni degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, con l’I.R.O. International Refugee Organization, che aveva un suo ufficio emigrazione anche a Trieste ed era dotato di propri campi in Italia.
Archivio di Stato di Trieste, Croce Rossa Italiana di Trieste, Lettera di Domenica L. alla Croce Rossa Italiana, Comitato provinciale di Trieste, Neresine (Isola di Lussino, oggi Croazia), 23 aprile 1951, busta 35, f. 33746



