Testamenti e emergenza sanitaria
Luogo e data: Trieste, 1836 - 1886
Collocazione: ASTS, Archivio notarile
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Come sempre è accaduto nei periodi di grave emergenza sanitaria e come anche attualmente si sta verificando secondo quanto ha di recente constatato l’ordine dei notai, le ricorrenti ondate di colera che funestarono la città di Trieste tra il 1836 e il 1886 determinarono un considerevole aumento delle disposizioni testamentarie. Se per il 1835, quando fino al mese di settembre la città era ancora immune dal contagio, si contano poco più di 50 testamenti nel fondo della Miscellanea notarile, per l’anno successivo se ne conservano ben 153. I testamenti, che fino al 1850 venivano depositati presso l’Ufficio di registratura del Giudizio civico e provinciale, sono quasi tutti a cedola e redatti senza l’intervento di un notaio. A fare testamento erano soprattutto soggetti già colpiti dal morbo, che presagendo una fine imminente si affrettavano ad affidare la propria volontà a poche righe scritte con mano incerta o, più di frequente, a un testo redatto da persona fidata, ma numerosi erano anche le persone sane che prudentemente volevano disporre delle proprie sostanze con sufficiente serenità e lucidità prima che fosse troppo tardi. Dalla lettura dei testamenti emerge un senso di profondo sgomento ma anche di pacata accettazione e non di rado la scelta di devolvere buona parte dei propri beni in opere di carità per la salvezza, se non più della vita, almeno dell’anima. Colpisce il brevissimo intervallo che spesso si riscontra tra la data del testamento e quella della sua pubblicazione, che testimonia una volta di più la virulenza del morbo. Dei testamenti più significativi del 1836 citiamo quello di Leopoldo Mauroner, comandante della milizia territoriale e proprietario dell’omonimo teatro, che pochi giorni prima di morire raccomandava che le proprie spoglie mortali fossero tumulate “in modo semplice senza accompagnamento militare dovendo essere le leggi rispettate ugualmente per tutti i cittadini”; ma piace ricordare anche quello di una semplice donna del popolo, tale Margherita vedova Costantini, che il 24 luglio, “assalita improvvisamente dal morbo colerico”, disponeva con la massima cura dei suoi pochi averi sottoscrivendosi con croce perché illetterata. Concludiamo con un testamento redatto nel lazzaretto di Malta e trasmesso in estratto al Giudizio di Trieste a cura del consolato austriaco: quello del capitano Michele Sarghetti, suddito austriaco e comandante del pielego Marino Fortunato, che sottoposto a quarantena cautelativa nel lazzaretto dell’isola di ritorno da Alessandria d’Egitto, manifestò subito i sintomi del morbo e morì dopo pochi giorni di agonia.
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