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giovedì 08 novembre 1917

Questo numero è consacrato alla propaganda del settimo Prestito di guerra: al fine di ricevere molte adesioni, l'Imperatore manda un telegramma al Ministro delle Finanze, in cui afferma che i successi dell'esercito devono fungere da forza propulsiva e mobilitante per la popolazione a sottoscrivere il Prestito. L'Imperatore conclude affermando che egli stesso ha sottoscritto dodici milioni di Corone. L'articolo nel quotidiano continua e si evince che sarebbe vergognoso non sottoscrivere alcunché, visto lo sforzo e il merito dei soldati al fronte; le “splendide vittorie” dell'esercito austro-ungarico garantiscono un sicuro avvenire, al contrario di quello dell'Italia (così si legge nel numero di oggi), ecco perché la cittadinanza dovrebbe essere certa di sottoscrivere il Prestito, il quale migliorerebbe l'economia e la valuta. Ecco perché questo Prestito deve “offuscare tutti i precedenti”. La propaganda continua con diversi “promemoria” e spazi riservati appositamente nelle colonne a lato del quotidiano, come il seguente . Persino lo Stabilimento austriaco di credito per commercio e industria pubblica un opuscolo di propaganda, contenente tutto ciò che è necessario sapere in merito ai Prestiti di guerra. Seguono lunghe liste riportanti i nomi delle aziende che hanno già sottoscritto il Prestito.
Negli Atti Ufficiali si legge che il Tribunale provinciale di Trieste mette al bando il romanzo d'appendice “La donna che inventò l'amore” (inserito nel periodico “Il Lavoratore”), in quanto tale stampato contiene parti oscene. Si ordina pertanto il sequestro di tutte le copie in circolazione, per vietarne l'ulteriore diffusione. Sono inoltre messe al bando cartoline raffiguranti Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele II, lo stemma sabaudo, la scritta “Italien” (ossia “Italia” in lingua tedesca), la croce di Savoia sul tricolore italiano. Tali cartoline devono essere sequestrate e successivamente distrutte in quanto rappresentano colori, personalità ed effigi “avversi allo Stato Austriaco” nel presente momento storico.

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Wiener Zeitung Il Resto del Carlino

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